Dopo l’inebriante vittoria contro i Torino Bulls, i Diavoli affrontano in trasferta il Pinerolo. Coach Bianconi deve far fronte alle numerose assenze (Formica, Lorini, Radaelli, Simunek e Zagni). Il primo periodo regala un bello spettacolo con buon gioco da entrambe le parti, le squadre si studiano e costruiscono qualche occasione da gol, ma sono i piemontesi ad andare in vantaggio per primi. Pochi minuti dopo l’inizio del secondo drittel Luca Galeone, assistito da Andrea Riboldi e Fabio Villa, agguanta il pareggio per i Diavoli e la partita sembra essersi riaperta. In pochi minuti i Diavoli passano dall’euforia del gol all’agonia della mattanza, subendo in meno di 3 minuti 4 reti, coi piemontesi trascinati da Grossi e Mondon Marin. Questo inspiegabile black out dei rossoneri ha compromesso irrimediabilmente la partita. Prima della fine del secondo periodo Yan Perino, senza grandi colpe sui gol subiti, viene sostituito da Giampiero Barca, che fa il suo esordio stagionale. Il terzo periodo si apre con l’ennesimo gol dei piemontesi e la partita si chiude sul risultato di 7 a 1 per il Pinerolo, ben organizzato in campo e incisivo nelle giocate di squadra.
Da segnalare che a differenza di altre partite i sestesi hanno preso pochi minuti di penalità, 6, contro i 16 del Pinerolo. E’ stata comunque una bella partita, ricca di emozioni e che ha divertito il pubblico.
E’ un vero peccato che in 3 minuti di follia i Diavoli abbiano buttato via una partita che poteva andare diversamente, ma la testa e la concentrazione giocano un ruolo importante in questo sport. L’assistant coach Massimo Pennisi, infortunatosi al ginocchio durante l’incontro, ha commentato: “La squadra non ha rispettato le consegne e sotto il profilo dell’impegno e della determinazione e’ sembrata alquanto svuotata.Offensivamente la partita piu’ deludente che ha evidenziato lacune tecniche aggravate da scarsa concentrazione soprattutto delle ali. Da rivedere l’amalgama e le fasi tecniche d’impostazione per arrivare ad una nostra identita’ di gioco piu’ incisiva. Le assenze, comunque, non devono essere un alibi, altrimenti rischiamo di diventare una squadra di solisti.”.


